
Ingresso della triennale di Milano
Domenica scorsa ho visitato due mostre; La prima è il World Press Photo alla galleria Sozzani. La scelta delle immagini per il World Press è spesso portata al sensazionalismo, devono colpire e, per questo motivo, sono sempre più dure, intrise di sangue, anche se, in questa edizione, ci sono immagini per cui vale la pena di visitarla.
La galleria era piena, nonostante il giro d’Italia, il pubblico era eterogeneo, dai discorsi dei visitatori si poteva capire che la grande maggioranza stavano passando del tempo, molti erano i fotoamatori che scattavano foto alle foto e credo che la scelta delle immagini sia dovuta anche al fatto che è rivolta al grande pubblico.
L’altra mostra che ho visitato è esposta alla triennale; In Berlin di Giovanni Chiaramonte, lo spazio espositivo è al primo piano, ci si arriva passando dall’ampia e luminosa scalinata, arrivati al piano superiore la luce diminuisce drasticamente e superato il corridoio si arriva alla sala espositiva; Appena si entra, il colpo d’occhio ci riempie di meraviglia, le immagini appaiono avvolte dalla luce, Chiaramonte ci ha, da sempre, abituati a queste emozioni.
La stanza è oscurata dalle pareti nere e le luci sono sagomate sulle foto, il pubblico, nonostante la gratuità dell’evento, è poco, tre o quattro persone al massimo nella mezz’ora della mia visita, ma questo, egoisticamente parlando, ci permette di non avere altre distrazioni.
Terminata la visita sono andato nel book-store al pian terreno, sarebbe stato meglio chiamarlo libreria, il catalogo della mostra era in mezzo agli altri libri, senza nessuna distinzione, mentre io credevo che il catalogo della mostra in corso fosse messo in evidenza. Edito dall’Electa ha un prezzo accessibile, 45 euro e si fa apprezzare per la cura della stampa delle immagini e per i testi bilingue.
Guardando con attenzione il catalogo, però, non ho avuto lo stesso stupore della mostra, quella luminosità era in qualche modo svanita, o, per meglio dire assopita. Questa mancanza non è da imputare all’edizione del libro. Per una mostra come In Berlin sfogliare il catalogo è come guardare le fotografie di un amore passato. Mi assale la nostalgia pensando a tutte quelle mostre che ho visitato con sufficienza, o a quella in cui non sono potuto andare, credendo che mi sarebbe bastato sfogliare il catalogo ora, posso affermare con tranquillità, che un’ottima stampa fotografica, unitamente ad un perfetto allestimento, donano alle immagini quella bellezza che nessuna stampa tipografica può restituire.
Con questo non voglio dire che sia inutile stampare o acquistare i cataloghi, anzi, sono necessari perché sono sempre a disposizione, sono un documento, sono facilmente trasportabili e per questo sono utili per chi voglia approfondire la conoscenza degli autori.
La mostra è ancora aperta, ma il 14 giugno, ultimo giorno per visitarla è alle porte e il mio augurio è che possa avere una grande affluenza, ci si lamenta sempre che le istituzioni non facciano nulla di buono ma questa volta la Triennale ci ha regalato questo piccolo gioiello ed io gliene sono grato.
Giorgio Bellocchi